Al riparo dai molestatori
E’ facile diventare vittima di una persona che ci vuole perseguitare con chiamate da numeri camuffati. Per difendersi si può ricorrere a TrapCall, un applicazione che provvede ad informare tutti gli iscritti al servizio sul reale chiamate, inclusi quelli mascherati. Quando si riceve la chiamata, basta rifiutare la risposta ( cometta rossa) e in pochi secondi lo smartphone si metterà in contatto con il server TrapCall che smascheranno il numero del chiamante.
Il software è disponibile per piattaforma Android, Blackberry e iPhone. Con TrapCall, inoltre, si può gestire una blacklist per tenere lontano le chiamate indesiderate. Il servizio funziona per ora solo in America, ma gli sviluppatopri stanno lavorando per estenderlo ad altri paesi.













sì, però capita a volte di chiamare col telefono di qualcuno che ce lo presta e non voler diffondere il suo numero, o addirittura di essere scocciati da qualcuno che si diverte e rompere le balls e lo si richiama magari con lo sconosciuto per sapere chi è e come mai rompe le balls senza magari far sapere il numero da cui si chiama…
mi è capitato di gente che una volta ricevuta una chiamata dal mio numero di telefono poi lo usasse per qualsiasi scopo, pubblicità( mi è capitato che gente a me sconosciuta, sentita magari per motivi lavorativi o altro una sola volta)desse il mio numero di telefono ad un rappresentante di assicurazioni che gli aveva chiesto qualche nominativo…
il mio ex capo dopo la prima volta che l’ho chiamato sul cellulare si è preso il numero e ha iniziato a chiamarmi per lavoro ripetutamente( se permetti, se vuoi potermi reperire fuori dall’orario di lavoro mi dai un tuo telefono aziendale).
sono d’accordissimo che è fastidioso ricevere la chiamata anonima…quando mi capita di non poter rispondere e poi non sapere chi fosse dall’altra parte mi da fastidio( anche perchè io ogni volta che trovo una chiamata persa richiamo sempre).
però ogni tanto vorrei anche poter non diffondere il mio numero di telefono…
Attualmente tale servizio è disponibile per buona parte dei gestori telefonici americani ed è gratuito nella sua versione di base, che abbiamo appena visto, mentre con un abbonamento mensile di dieci dollari sarà possibile ricevere informazioni aggiuntive, come nome, cognome e indirizzo del chiamante.
Se però il servizio base ci sembra qualcosa di normale e giusto, che preserva la nostra privacy senza andare a scapito di nessuno (il chiamante sa infatti il numero del chiamato e viceversa), la versione a pagamento sembra abbastanza scorretta e ribalta la situazione precedente.
Da parte sua TelTech declina ogni responsabilità, dichiarando che i dati sono prelevati da semplici database commerciali, che sono quindi legali, e prendendo le distanze dagli eventuali usi scorretti che i singoli utenti potrebbero fare del servizio.
Troppo facile. Ma questo apre il dibattito su una questione più ampia, che riguarda la privacy di tutti noi: perché infatti dovrebbero essere legali questi database? Perché le aziende di qualsiasi tipo devono poter disporre dei nostri dati, della nostra identità, come vogliono, solo perché siamo, o siamo stati, loro clienti?
Se qualcuno pubblica una nostra foto senza il nostro consenso può essere costretto a rimuoverla, se addirittura lo fa a scopo di lucro senza averci pagato i diritti, è passibile di denuncia, perché per cose altrettanto private non c’è questa forma di tutela? Le nostre vite sono solo merce di scambio da vendere al miglior offerente? Purtroppo non c’è, attualmente, una risposta a tali quesiti e, come sempre, gli organi che dovrebbero sorvegliare restano silenti quando si tratta di avere a che fare con “poteri forti”. Con buona pace di noi consumatori.