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Anonymous: nemici pubblici numero uno

Gli anonymous , uno dei gruppi storici di attivisti digitali i cui membri operano in numerosi stati tra cui l’Italia e gli Stati Uniti, sono sotto assedio da parte della polizia di tutto il mondo. Le rappresaglie legali contro il sempre piu famoso gruppo di hacker non sono certo una novità, ma le retate e gli aresti di massa effettuati a fine luglio lasciano presagire tempi duri per questi attivisti digitali resisi protagonisti, negli ultimi anni, di clamorosi attacchi informatici, per esempio, quelli ai siti di Enel e dell’autorità delle comunicazioni. Gli attacchi a Paypal e Apple di inizio luglio 2011 hanno evidentemente sollecitato l’intervento delle forze dell’ordine internazionali che, nella seconda metà dello stesso mese, ha effettuato decine di arresti tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Olanda.

 

Anonymous: nemici pubblici numero uno

 

A quanto pare la caccia all’hacker è solo all’inizio, cosi come paiono sempre piu probabili le rappresaglie tecnologiche che, da un momento all’altro , potrebbero essere lanciate da “superstiti” del gruppo.

   28/09/2011 05:07:03 am 2 Comments »

2 commenti a “Anonymous: nemici pubblici numero uno”

  1. alice says:

    Un falso? Sulla bacheca Twitter di Anonops, le operazioni di Anonymous, ci sono messaggi contrastanti. In uno si dice che l’attacco è il progetto di “un piccolo gruppo”, le cui azioni “non necessariamente riflettono quelle del collettivo mondiale Anonymous”.

    In un altro c’è scritto chiaramente che Anonymous non ha nulla a che vedere con questo annuncio e che lo stile del gruppo è un altro, con tanto di avviso ai media a non cadere in inganno. E del resto non c’è da nessuna parte su Twitter o altrove un link “ufficiale” al video di FacebookOp, realizzato peraltro con uno standard qualitativo inferiore a quello tipico di Anonymous.

    A gettare dubbi c’è anche un “tweet” di Eugene Kaspersky, il creatore del popolare antivirus: “E’ molto probabilmente un falso. I nomi che usano sono strani, e nei loro messaggi ci sono link a siti che ospitano delle pubblicità”. Questo secondo particolare in effetti è in totale contrasto con lo spirito del gruppo.

  2. alex says:

    IL CAPO DEL GRUPPO – Il Cnaipic della PolCom avrebbe individuato anche il promotore del gruppo che è un italiano di 26 anni che vive in Canton Ticino noto in rete come Phre (il nome completo è Luca Franceschi). La PolCo, con l’ausilio della polizia cantonale ticinese, é entrata nella sua abitazione all’alba per perquisire le macchine da cui sono stati gestiti gli attacchi. Insieme a lui altri 14 hacker sono stati denunciati, tra cui 5 minorenni, mentre sono 36 in tutto gli informatici al momento coinvolti nelle indagini della Polizia nel quadro dell’operazione «Secure Italy». Nel gruppo operano anche dei minorenni. Da gennaio fino a poche ore fa gli attacchi dimostrativi del ramo italiano di Anonymous avevano colpito sia i siti di aziende come Eni, Finmeccanica, Poste e Unicredit, sia quelli istituzionali come Senato, Camera dei Deputati, Palazzo Chigi e AgCom, tutti obiettivi scelti in seguito a fatti di cronaca o decisioni relative alla Rete. La scelta dei target avverrebbe con una votazione che interessa anche il network internazionale di Anonymous.

    IL METODO – Il metodo utilizzato dagli hacker era quello di servirsi di grossi server, in alcuni casi affittati anche all’estero, con potenti capacità di banda. Grazie ai server venivano richiesti alle pagine internet sotto attacco, servizi e comandi che mandavano in tilt il sistema. «Mentre in passato – ha spiegato il vice questore aggiunto Tommaso Palumbo, direttore del Cnaipic della polizia di Stato – erano necessari per l’attacco informatico centinaia di ragazzi che collegandosi facevano saltare il sito, oggi si utilizzano grossi server che mandano in tilt il sistema utilizzando quindi apparecchiature veramente alla portata di tutti». Già investigatori hanno accertato che gli hacker italiani in alcuni episodi avevano fornito supporto agli hacker spagnoli per alcuni attacchi informatici compiuti nei mesi scorsi. Viceversa gli hacker spagnoli hanno aiutato quelli italiani negli attacchi del gennaio scorso.

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