La follia ritorna
Sequel dell’originale successo per pc del famoso game designer American McGee, Alice: Madness Returns ritroverà un’Alice adulta finalmente libera dall’ospedale psichiatrico Rutledge Asylum, ma anocra alle prese con l’orrore e i sensi di colpa per il tragico incendio che ha sterminato la sua famiglia 11 anni prima. Alice ritornerà nel Paese delle Meraviglie per scoprire la verità sul suo passato.
Ma quello che una volta era un luogo di rifugio per lei ora si è trasformato in un incubo sinistro e la follia minaccia di soffocare sia Alice si il Paese delle Meraviglie.
Prezzo: 49,99 euro
Per informazioni www.ea.com/alice .













Con Alice: Madness Returns, il buon McGee e il team di artisti e sviluppatori affidatigli da Electronic Arts tornano così a reinterpretare in chiave psico-horror le avventure vissute nel Paese delle Meraviglie da una bambina che, raggiunta la maggiore età , non riesce ancora a liberarsi delle violente allucinazioni che la accompagnano da quando ha assistito in tenerà età allo spaventoso incendio che ha ucciso i suoi cari.
Dalle innovazioni al sistema di combattimento alla rimodulazione del taglio artistico dei livelli, dalle fasi platform completamente riviste e corrette alle vicende della trama che scandiranno come le lancette dell’orologio del Bianconiglio le ore di Alice all’interno della sua stessa mente, di motivi per seguirci subito dopo la pausa per leggere assieme a noi la recensione di Madness Returns ce ne sono davvero parecchi.
Madness Returns riprende le vicende raccontate un decennio fa in American McGee’s Alice. Siamo ancora di fronte a una versione oscura e malata del Paese delle Meraviglie inventato dallo scrittore Lewis Carroll, ma questa volta gli incubi di Alice e il suo tragico passato di morte troveranno molte spiegazioni. La trama, in effetti, è un altro dei punti forti di Madness Returns.
Le note dolenti però arrivano presto. Prendiamo ad esempio i combattimenti, elemento fondamentale di questo action in terza persona: i nemici sulle prime sembrano piuttosto vari e bisogna adottare tattiche differenti per sconfiggerli; le armi a disposizione sono tutte potenziabili e altrettanto varie, oltre che fantasiose (ad esempio, un grosso macinapepe serve per gli attacchi dalla distanza, mentre la teiera funge da lanciagranate). Insomma, le basi per scontri interessanti ci sarebbero, solo che dopo qualche livello ti rendi conto che la varietà è solo superficiale, la struttura si ripete in modo fin troppo uguale e l’intelligenza artificiale è un disastro.
Stesso discorso per i momenti platform, che non sfruttano a dovere le potenzialità di un’ambientazione ricchissima e che finiscono col diventare noiosi. A lungo andare il dubbio diventa certezza: Madness Returns aveva le carte in regola per essere molto più di quello che è, ma paga una realizzazione zoppicante. L’ultima fatica di McGee ha più idee della Alice cinematografica di Tim Burton, ed è tutto dire, ma si rivela più bello da guardare che da giocare.