Mascherati su internet
Tempi inquietanti: oggi sembra impossibile perfino acuqistare patattine al supermeracto senza lasciar tracce. La videosorveglianza filma i capelli radi, gli smatphone geolocalizzano i nostri spostamenti, gli scanner alle casse registrano un intensificarsi nel consumo di snack e in certi casi il personale chede addirittura il documento d’identità ! Sinceramente è piu che comprensibile che, almeno navigando sul Web , si voglia mantenere una totale riservatezza. Cio è possibile grazie ai software di anonimizzazione, che cancellano le tracce della permanenza su Internet. Abbiamo esaminato cinque “travestimenti digitali”: si tratta di quattro software e di un servizio Web che dovrebbero garantire un anonimato totale. Come termine di paragone un nuovo software, non ancora disponibile per il mercato italiano. Missione compiuta ?
Quali tracce si lasciano durante la navigazione ?
Abbastanza perchè il provider e il gestore del sito possano assemblare un ampio dossier sulle nostre abitudinidi cybernauti . Oltre all’indirizzo IP, i browser rivelano le seguenti informazioni:
* orario e tempo di permanenza sulle pagine internet
* sistema operativo del pc
* il sito internet precedente e quello successivo che avete visitato durante la navigazione
* le pagine visitate di un sito internet
* il browser e la relativa versione da voi utilizzata per navigare
* la località in cui vi trovate
* il motore di ricerca utilizzato
Con le informazioni cosi raccolte, i gestori dei siti possono trarre numerose conclusioni su di voi, per esempio sulle vostre abitudini di consumatori. Ma potranno ricavare piu dati utilizzando dei cookie. Grazie a questi piccoli file di testo, i gestori dei siti internet vi identificheranno come “vecchie conoscenze” quando richiamerete il loro sito, anche se nel frattempo aveste spento il router e il provider vi avesse assegnato un nuovo indirizzo IP. Le conseguenze? Le pagine o la pubblicità verranno ottimizzate secondo i vostri gusti, e voi denventerete sempre più “trasparenti“. Se la situazione è questa, meglio correre ai ripari installando programmi specifici per cancellare le tracce lasciate durante la permanenza sulle pagine web. Ma questi software sono affidabili ?













Alla richiesta di una pagina da un sito, il browser ha la necessità di comunicare al sito il proprio indirizzo Internet (indirizzo IP) in modo che il sito possa sapere dove spedire la pagina. Questo è in effetti l’ indirizzo di ritorno del navigatore. L’ Internet Service Provider possiede molti indirizzi IP che gli appartengono. Ad ogni connessione l’ utente ne riceve uno in prestito, limitatamente alla durata del collegamento telefonico. Per cui ad ogni connessione si ottiene un nuovo indirizzo IP.
Alcuni utenti possiedono un loro indirizzo IP fisso che utilizzano ogni volta che si connettono ad Internet. Questi sono comunque una minoranza e sicuramente chi ne fa parte è a conoscenza di questo fatto. Quindi se non si ha sentito dire nulla a riguardo, si può assumere di ricevere un indirizzo IP diverso ad ogni sessione.
Pur essendo solo un indirizzo temporaneo, si potrebbe desiderare di non farlo conoscere a un sito che si intende visitare. Se il browser non fornisse questa informazione però, il sito non saprebbe dove consegnare la pagina che gli è stata richiesta. Quindi questo è un tipo di informazione che non si può chiedere al browser di non rivelare.
Se si vuole veramente nascondere il proprio indirizzo IP al sito, è necessario utilizzare un sito intermediario in cui si ripone fiducia. Si comunica all’ intermediario il nome del sito che si vuole visitare; l’ intermediario richiede la pagina in nostra vece, utilizzando il suo indirizzo IP come indirizzo di ritorno; quindi, dopo aver ricevuto la pagina la rispedisce verso il nostro indirizzo. Il sito che ha fornito la pagina non vedrà mai il nostro indirizzo IP.
Esistono diversi siti che forniscono un servizio simile. È possibile utilizzare il proprio motore di ricerca preferito per trovarli. Delle buone chiavi di ricerca possono essere navigazione e anonima (o anonymous e surfing).
Un dettagliato report redatto da McAfee, ha dimostrato che a differenza di come si potrebbe credere, i termini di ricerca più pericolosi del web, non sono del tipo: sesso, warez, crack, ecc, ma quelli più comuni che utilizziamo quotidianamente.
Il rapporto è molto dettagliato, e lo comprende sia gli Stati Uniti che l’Europa indicando anche la percentuale di rischio. I risultati cambiano a seconda dello stato, cosi se in Nord America le ricerche a rischio sono quelle che utilizzano termini del genere: screensaver, free games, iPhone, Obama, free music download e i testi di diverse canzoni, in Italia la classifica include: digitale terrestre, Roma, uomini e donne, Negramaro, La Talpa e addirittura al primo posto il termine Istruzione con il 33% di rischio.